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L'abbandono precoce nello sport

L’ abbandono sportivo precoce è un preoccupante fenomeno che sta riguardando la nostra società e che negli ultimi anni  interessa molti bambini.

 

Si parla di abbandono sportivo precoce per riferire di una diffusa percentuale di bambini che  lasciano la pratica sportiva intorno ai 10 o 12 anni, o anche prima, il più delle volte in maniera definitiva. E’ superfluo, forse, elencare i danni che tale abbandono e dunque la rinuncia allo sport comporta nella crescita del ragazzo a livello fisico, psicologico e sociale; tali danni riguardano la formazione fisica, la maturazione dello schema corporeo e dei prerequisiti funzionali, la capacità di conoscere meglio se stessi, la possibilità di relazionarsi col prossimo e di sperimentarsi in un gruppo di pari. Elementi indispensabili alla  crescita, infatti, sono il divertimento, la socializzazione, l’agonismo, il senso di responsabilità, l’ autonomia e l’auto-espressione.

 

I motivi del fenomeno abbandono vanno ricercati in molte cause per analizzare le quali è necessario partire da uno studio circa le caratteristiche del bambino di oggi e delle le sue esigenze. Il bambino del duemila, infatti, è bombardato di stimoli intellettivi di ogni genere, vive in una società multirazziale e variegata, passa molto tempo seduto e/o in attività intellettuali, ha le giornate piene e molto strutturate, ha poco tempo per giocare esercitando la sua fantasia e poca possibilità di muoversi liberamente per strada (correndo, saltando, lanciando ecc. ), non passa molto tempo con i genitori, è sempre più iper-nutrito e tutti si aspettano molto da lui benché sia circondato da agenzie educative ed educatori che raramente si parlano tra loro interrogandosi sulle sue reali esigenze.

Tutte queste caratteristiche rendono il bambino molto più bisognoso di 30 anni fa di un’ attività motoria completa e non troppo strutturata in cui possa divertirsi e crescere insieme ad altri bambini sotto la guida di un buon allenatore-educatore che abbia un filo diretto con le famiglie e perché no, con gli insegnanti scolastici. Se gli educatori non si confrontano sul percorso formativo quotidiano proposto ad ogni bambino lo espongono al rischio di viversi l’attività scolastica e quella sportiva come gli ennesimi ambiti nei quali ricevere pressioni o subire situazioni di stress. La psicomotricità ci ricorda che l’esigenza del bambino è quella di muoversi, giocare e stare con i suoi simili, tutto il resto è solo una esigenza degli adulti. Questo non significa che i bambini debbano venire abbandonati a se stessi o gestiti con metodi lassi e troppo permissivi, al contrario, significa che è necessario prenderli per mano educandoli fermamente al rispetto delle giuste regole che sono quelle della salute e della correttezza e del gioco sport finalizzato alla crescita espressiva e non alla vittoria a tutti i costi.

 

Il gioco è il principale strumento di apprendimento.

 

Il bambino gioca per procurarsi piacere, è stato così da sempre e sarà così per sempre, quindi una società nella quale tanti bimbi abbandonano lo sport è una società nella quale gli adulti devono inevitabilmente porsi delle domande sulla qualità del prodotto che offrono come attività ricreativa.

 

Se i ragazzi preferiscono smettere di giocare è solo perché nello sport infantile che si propone loro spesso c’è mancanza di gioia e di insegnamenti adeguati.

 

Una ricerca condotta nel 2000 su bambini dai 3 ai 10 anni ponendo quesiti sulla paura di perdere evidenzia soggetti :

  • prematuramente coscienti del senso della vittoria e della sconfitta
  • troppo presto consapevoli del proprio valore
  • segnati dalla competizione
  • con un atteggiamento agonistico vicino a quello degli adulti
  • carenti di spontaneità e precocemente privi di divertimento.

 

Questa ricerca mette in mostra i drammatici risultati del concepire lo sport dei bambini come quello degli adulti : se gli obiettivi delle società sportive giovanili si orientano sulla vittoria sportiva e solo secondariamente sulla formazione e la salute psicofisica dei bambini la conseguenza non può che essere uno sport lontano dai bambini, dannoso e che allontana i bambini dallo sport.

 

In sostanza gli ambienti sportivi a rischio di abbandono sono quelli con sistemi troppo oppressivi, che offrono allenamenti  “scientifici” e privi di divertimento, dove c’è un insegnamento che privilegia esercizi ripetitivi e un senso dell’agonismo sbagliato. Tali sistemi pur essendo rivolti ai più piccoli sono basati sul giocare per vincere ed hanno aspettative inadeguate che generano stimoli eccessivi che portano alla paura di perdere.

 

Le famiglie affidano agli allenatori il loro bene più prezioso e devono aiutarli e favorirli a creare intorno ai bambini un sistema ideale nel quale crescere e nel quale imparare ad esprimere e sviluppare le proprie capacità, la propria personalità, il proprio agonismo senza la paura di sbagliare.

Chi ha paura di sbagliare ha meno possibilità di crescere ed esplorare il mondo circostante ed i propri limiti imparando a superarli.

 

Il sistema sportivo ed in genere educativo ideale in tal senso è quello che :

  • valuta le intenzioni e non opprime con giudizi
  • chiama a partecipare e lascia spazio all’inventiva
  • interviene solo quando il ragazzo non ce la fa da solo
  • valorizza il singolo ed il collettivo
  • offre la sicurezza di poter tentare delle iniziative

 

Quando le famiglie, le scuole e le società sportive si parlano è più facile valutare ciò che si propone ai bambini e correggere i comportamenti che generano valori negativi e nocivi alla crescita. I bambini hanno bisogno di un porto sicuro da cui partire per esplorare e maturare e tale base può essere composta solo da famiglie ed educatori che si parlano e sono consapevoli dei messaggi che stanno proponendo. La conseguenza deve essere che la casa, la classe, il campo sportivo e la vita diventano il luogo per “giocarsela tutta” senza essere condizionati da blocchi e paure per raggiungere i più alti livelli di crescita ed espressione personale.

 

 

In una società sportiva dove istruttori preparati portano avanti tali valori e sono accompagnati in questo da famiglie consapevoli e da professori competenti, il disagio ed il rischio di abbandono si riduce notevolmente mentre cresce la possibilità di aiutare a crescere individui autonomi, consapevoli e in grado di essere felici e, perché no, campioni sportivi.

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