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La storia del judo

Il Judo nasce nel 1882 con uno studio delle Arti Marziali da parte del Prof. Jigoro Kano, allora ministro dell’istruzione giapponese.

 

Attraverso il metodo judo voleva tramandare i valori positivi che la lotta poteva trasmettere attraverso la sua pratica ed anche i valori intrinseci del codice morale dei Samurai.

 

Con il passare degli anni il Judo è diventato poi sport Olimpico.

 

Per adeguamento ai tempi anche la didattica è cambiata. Personalmente mi sono formato presso la scuola francese, all’avanguardia per lo studio della metodologia dell’insegnamento del judo.

 

Il Judo viene insegnato attraverso la scoperta guidata: ai bambini si insegnano le varie tecniche di judo attraverso una serie di consegne verbali che comportano una risposta motoria. Ai bambini non viene richiesto di “copiare” la tecnica dalla dimostrazione pratica da parte dell’insegnante, ma di trovare una soluzione motoria ad un dato ordine.

 

In questo modo il bambino è attore della lezione e l’insegnante ha la funzione di mediatore nell’indirizzare e correggere le soluzioni trovate dai bambini.

 

Si parte dal far scoprire ai bambini il propio corpo, con particolare attenzione alla scoperta dell’utilizzo degli arti inferiori, molto importanti per la pratica del Judo. Si sviluppano tutti gli schemi motori di base come rotolare, strisciare, ecc. ed anche abilità preacrobatiche inserendo in ogni lezione capovolte, ruote ....

 

Ogni lezione inizia con il saluto (rei), fatto sia in piedi che in ginocchio introducendo le “parole magiche” (termini giapponesi) agimè cioè iniziare, matè fermarsi, soremadè tornare al proprio posto o per il cambio di esercizio o per far spiegare ai bambini le soluzioni che avevano trovato.

 

Le fasi di riscaldamento sono state eseguite in vari modi: esecuzione di percorsi, che spesso variavano, con finalità di sviluppo della coordinazione motoria e della velocità, oppure con giochi con le cinture con lo scopo di imparare l’utilizzo dello spazio e del giocare assieme in poco spazio.

 

Attraverso il gioco del lupo e della tartaruga è stata introdotta la lotta a terra. Tre le fasi del gioco:

 

1) il lupo doveva rovesciare una tartaruga che non faceva opposizione e collaborava;

 

2) all’agimè la tartaruga rovesciata doveva scappare e il lupo bloccarla. In questa fase si è insegnato il principio dell’attacco e della difesa

 

3) gioco schiena contro schiena: chi riusciva a bloccare il compagno sulla schiena diventava lupo e vinceva il gioco.

 

Va sottolineato che i ruoli e le coppie venivano cambiati molto spesso; in tutte le lezioni è stata data molta importanza a stimolare la tenuta dell’attenzione ingaggiando i bambini in un gioco che richiedeva la loro attivazione continua (esempio uso di comandi verbali simili che richiedevano di inibire risposte automatiche: partire all’ agimè e non al via, ecc...).

 

Concludendo si può osservare che, anche in solo 6 lezioni, i bambini hanno migliorato le loro abilità motorie; inoltre attraverso questa modalità didattica si è visto come bambini introversi hanno avuto modo di partecipare attivamente alle lezioni.

 

 

Il gioco della lotta piace molto ai bambini.

 

Edoardo Muzzin

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